18 Dicembre 2009
Categoria: Aziendali

La Trombosi Venosa Profonda e il rischio di Embolia Polmonare

Dr.Cuppini in action
La Malattia Tromboembolica Profonda Venosa rappresenta, anche al giorno d’oggi, una vera e propria sfida diagnostico- terapeutica nel panorama delle patologie di tipo internistico.
A fronte del significativo miglioramento delle tecniche radiologiche e delle nuove opzioni farmacologiche, l’Embolia Polmonare ha comunque una mortalità totale ancora molto elevata.
Si pensi che l’embolia polmonare rappresenta il 6% tra cause di morte più frequenti nel paziente ospedalizzato. Inoltre l’incidenza annua è sempre agli stessi livelli di 30 anni fa : 70 casi ogni 100.000 di persone all’anno che muoiono a seguito di dell’embolia polmonare.
La maggior parte degli emboli polmonari proviene da una Trombosi Venosa Profonda (TVP) degli arti inferiori.
Purtroppo il 60-70% delle trombosi venose profonde non sviluppa segni clinici premonitori e nel 50% dei casi i pazienti soffrono già , al momento della diagnosi, di una microembolia polmonare asintomatica. In tutto questo la diagnosi e la terapia della Trombosi Venosa degli Arti inferiori (TVP) , fanno parte ormai della consolidata routine di tutti i Servizi di Angiologia , i Laboratori per lo studio dell’Emostasi e Trombosi e dei Servizi di Chirurgia Vascolare
E’ quindi evidente quanto sia importante per l’iter clinico sia la individuazione precoce della malattia, sia l’instaurazione immediata del trattamento specifico per scongiurare un evento, spesso mortale.
Un grosso contributo per migliorare e semplificare l’individuazione precoce della TVP lo ha dato il Dr. Stefano Cuppini che lavora presso la Medicina Interna (Servizio di Angiologia Medica) dell’azienda ULSS 18 di Rovigo.
Molti dei suoi lavori sono stati pubblicati in riviste a livello mondiale. Tra questi citiamo la pubblicazione su JAMA dell’Ottobre 2008 (“Serial-point ultrasonoigraphy plus D-dimer vs.whole-leg color-coded doppler ultrasonography for diagnosing suspected symptomatic deep vein thrombosis”)
Un lavoro che lo ha visto in prima fila nella sperimentazione di nuove e pratiche tecniche di riconoscimento tempestivo della patologia venosa degli arti inferiori.
Il lavoro è frutto della collaborazione tra 14 centri specializzati italiani ed olandesi coordinati dalla Clinica Medica II dell’Università di Padova –Prof. Prandoni (Erasmus Study Group).
La ricerca è stata eseguita per un periodo di 4 anni su 2000 pazienti ambulatoriali sintomatici per sospetta Trombosi Venosa Profonda con una età media 63 anni ( 870 maschi e 1100 femmine).
I ricercatori per l’individuazione della sospetta Trombosi Venosa Profonda hanno usato un “ecografo” con due tecniche ben distinte La prima ,definita tecnicamente “Compression Ultrasound CUS” , e la seconda ecocolor-doppler. Entrambe le tecniche si sono dimostrate completamente sovrapponibili e quindi ogni singolo specialista potrà, da oggi, scegliere la metodica più idonea sulla base della strumentazione presente nel proprio reparto o in base alla caratteristiche del paziente.

Un secondo lavoro , dal titolo “Residual Thrombosis on Ultrasonography to guide the duration of anticoagulation in patients with deep venous thrombosis”, è stato pubblicato nella rivista internazionale “Annals of Internal Medicine” nel Maggio 2009
Il Dr. Stefano Cuppini, anche in questo caso, ha contribuito alla ricerca collaborando con altri 9 centri specializzati italiani ed olandesi, sempre coordinati dalla Clinica Medica II dell’Università di Padova-Prof Prandoni (Aesopus Study Group)
La ricerca ha avuto la durata di 7 anni coinvolgendo 500 pazienti con una età media 64 anni di cui 270 maschi e 268 femmine.
Lo studio prendeva in esami pazienti con TVP in trattamento con anticoagulante orale per un periodo fisso (3 o 6 mesi) o variabile a seconda della persistenza o meno del residuo trombotico all’ecografia venosa.
La conclusione di questa ricerca a carattere internazionale ha evidenziato qual è la scelta più appropriata per la sospensione del l’ anticoagulante.
Questa scelta è determinante per evitare le due principali e temibili complicazioni :
la recidiva trombo embolica, nel caso di interruzione terapeutica, od il sanguinamento , in caso di persistenza del trattamento stesso . E’ evidente come da oggi in avanti gli specialisti avranno un’arma in più per decidere, con ragionevole sicurezza, qual è l’opzione terapeutica migliore per ciascun singolo paziente !

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