31 Agosto 2007
Categoria: Focus

L'Ospedale San Luca attiva 9 posti letto per Hrsa

Lettera aperta del Direttore Generale al Sindaco di Trecenta

30 Agosto 2007


Pregiatissimo Signor Sindaco,

leggendo la Sua lettera del 23 agosto , ho raccolto, oltre alla sua personale convinzione sulla necessità che permanga un ospedale per acuti a servire il territorio altopolesano , una sentita preoccupazione, come Sindaco, per il futuro dell’Ospedale S. Luca,e in particolare per le scelte di riorganizzazione, attuate dall’Azienda Ulss 18 di Rovigo, che hanno interessato il presidio ospedaliero in questi ultimi tempi.
Mi sembra assolutamente doveroso e rispettoso darLe una risposta, spero esaustiva, sulle due principali questioni che mi ha posto.
Prima di tutto, la presenza e l’attività di un ospedale per acuti in Altopolesine è stata una scelta regionale, (che ho personalmente condiviso quando ancora non ero stato nominato Direttore Generale a Rovigo) e ha trovato nei provvedimenti adottati in questi ultimi anni una puntuale conferma.
Infatti, i documenti di programmazione dell’azienda sono sempre stati confermati dagli uffici regionali competenti.
Lo sviluppo scientifico della medicina, con l’espansione di molti saperi e competenze non può prevedere la collocazione in presidi di piccole e medie dimensioni, cioè ospedali che possono contare su 200 posti letto, di tutte le specialità in maniera autonoma.
Invece, negli ospedali di tali dimensioni i servizi devono essere organizzati per fornire le principali risposte ai bisogni della comunità di riferimento - che come Lei ben ricorda è, in Altopolesine, per il 23% fortemente rappresentata da anziani, i quali, oltre alle urgenze interniste hanno soprattutto bisogni connessi alle patologie cronico-degenerative tipiche dell’età.
Ne è la riprova che l’età media dei ricoverati all’Ospedale San Luca di Trecenta è di 75 anni.
In questo contesto, emerge come il sistema degli ospedali di un territorio deve essere progettato ispirandosi agli sviluppi della medicina per garantire soprattutto una elevata sicurezza ai pazienti nei trattamenti sanitari rivolti alla popolazione.
E in tal senso il S. Luca è stato organizzato, senza snaturare o rinunciare affatto alle caratteristiche di un ospedale per acuti.
Non è pensabile immaginare oggigiorno, come purtroppo permane nel comune sentire locale, un’organizzazione ospedaliera autonoma per ogni funzione specialistica in ospedali di piccole dimensioni.
Di questi principi ispiratori ne ho personalmente parlato e discusso con la Conferenza dei sindaci, tenendola informata sulla scelte dell’Azienda e ascoltando anche, per quanto possibile, opportuni suggerimenti.
Nonostante questa Azienda abbia cercato fortemente la condivisione di vedute sui temi che ho esposto sopra, non ho potuto convergere su scelte che, seppur con il consenso generale della conferenza dei sindaci, non rispondessero agli indirizzi tecnico - organizzativi maggiormente validati e consolidati dalla comunità scientifica nazionale ed europea.

Lo sforzo innovativo realizzato a Trecenta con un modello organizzativo dell’area medica, chirurgica, riabilitativa e ostetrica-ginecologica, nonché gli investimenti tecnologici e informatici dimostrano in concreto che si è perseguito un chiaro intento di forte qualificazione del S. Luca in senso di ospedale per acuti.
L’implementazione al S. Luca di 9 letti per dimessi dalle aree per acuti va incontro a una reale esigenza di preparazione e di accompagnamento per l’accoglienza a domicilio di pazienti che, fino ad ora, soffrivano spesso per disagi dovuti a una reale difficoltà di corrispondere prontamente e in modo intensivo a tutti i bisogni dell’inserimento a casa dopo il ricovero.
Sono dispiaciuto che non sia stato compreso appieno questo aspetto che, invece, deve essere collocato in area ospedaliera per garantire il minor disagio possibile a pazienti già particolarmente fragili, evitando di fare trasferimenti inutili quanto dannosi alla loro salute. Si tratta di un servizio doveroso, spesso indispensabile, soprattutto se vi sono gli spazi adatti e le professionalità dedicate, come al San Luca.
La preparazione alla gestione di paziente con particolari esigenze avviene con la sua famiglia o con la “badante” mentre ancora il paziente si trova al San Luca, quando questo percorso è terminato, si procede al trasferimento a domicilio, preparando così sia il contesto familiare che il servizio domiciliare, con la presa in carico del medico di medicina generale. Quanto è stato già realizzato è un servizio di grande rispetto e umanità che tutti gli ospedali dovrebbero organizzare!
Infatti, sono mortificato di non potere organizzare un simile percorso di umanizzazione anche nell’ospedale di Rovigo: nel presidio provinciale si sta infatti attuando una robusta ristrutturazione che toglie, in questi mesi, gli spazi adatti a una simile organizzazione.
Per queste motivazioni non sono d’accordo per la riconversione della vecchia struttura ospedaliera di Trecenta in Hrsa, che, a mio modesto parere, dovrebbe essere ripensata sul piano urbanistico con una diversa destinazione d’uso.
Le assicuro anche che l’attuale organizzazione dell’Ospedale San Luca non ha nulla a che vedere con quella della struttura di Caprino Veronese o ospedale di Comunità : questo è facilmente verificabile visitando direttamente quei presidi.
Spero veramente di aver fugato qualche dubbio con queste brevi considerazioni, ma sono sempre disponibile a ulteriori chiarimenti e approfondimenti, nonché, se lo vorrà, a visitare insieme l’Ospedale San Luca, i suoi professionisti e le sue dotazioni strumentali e tecnologiche, le eccellenze attivate che mi piacerebbe farle conoscere da vicino, a pochi mesi dalla sua nomina a primo cittadino di Trecenta, per la quale le rinnovo i migliori auguri di buon lavoro.

Distinti saluti

Adriano Marcolongo
Direttore Generale

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