9 Gennaio 2008
Categoria: Focus

Vaccinazioni: Adriano Marcolongo, presidente Siti triveneto interviene sull’argomento

L'intervento del Direttore Generale pubblicato dal Gazzettino, Corriere Veneto, Carlino Rovigo.

Egregio Direttore,

leggendo i numerosi articoli comparsi sul suo e su altri quotidiani in merito ai casi di meningite che si sono verificati negli ultimi tempi in particolare nel Veneto, emerge come sia stata trascinata nel dibattito pubblico (anche per la forte emozione suscitata dai recenti episodi di infezione da meningococco) la complessa questione della sospensione dell’obbligo vaccinale nella Regione Veneto .
Ritengo utile ed opportuno che nel dibattito che si è riaperto la Sezione Triveneta della SItI (Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), che raggruppa, tra gli altri, gli operatori (medici, assistenti sanitarie, tecnici della prevenzione) di area igienistica dei Dipartimenti di prevenzione del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Province autonome di Trento e Bolzano e i docenti universitari dell’area di Igiene e sanità pubblica delle Università di Padova, Verona, Udine e Trieste, intervenga per rappresentare anche il proprio punto di vista tecnico sull’intera materia.
Comincio ricordando l’art. 32 della Costituzione italiana che sancisce il principio della libera scelta delle cure per ciascun individuo, e nel contempo tutela la salute come fondamentale interesse della collettività.
Nel caso specifico, l’interesse della popolazione riguarda la prevenzione da malattie contagiose estremamente pericolose e dannose per la salute.
In Italia, per preservare l’interesse generale della comunità a essere tutelata da malattie contagiose, si è ricorso e si ricorre, per alcune patologie, allo strumento dell’obbligo di legge. Anche grazie a questo metodo si è raggiunta a livello nazionale, negli anni, una percentuale di copertura vaccinale ottima, adeguata a garantire il controllo di malattie molto gravi (poliomielite, difterite, epatite B e tetano oltre ad altre patologie mediante le vaccinazioni facoltative).
A ciò ha contribuito in modo determinante l’efficace organizzazione sanitaria diffusa sul territorio nazionale dei servizi di prevenzione delle aziende sanitarie che, con il loro lavoro, hanno raggiunto livelli ottimali di coperture vaccinali anche per le vaccinazioni attualmente facoltative. Questo è particolarmente vero in alcune regioni tra cui quelle della nostra sezione (Veneto, Friuli Venezia Giulia, e province autonome di Trento e Bolzano).
Alla crescente e positiva consapevolezza che la tutela della propria salute passa soprattutto attraverso coscienti scelte individuali nell’ambito dei comportamenti personali (come si legge nella dichiarazione di Ottawa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) si affianca anche la delicata questione della libera adesione a tutte le pratiche assistenziali, comprese le vaccinazioni.
La visione moderna di sanità pubblica non può prescindere dallo sviluppo, nel sentire comune, del principio di responsabilità individuale per la tutela della salute, senza il quale l’azione dei servizi sanitari per quanto efficiente risulterebbe inefficace, insufficiente ed economicamente insostenibile.
In linea con questo mutamento culturale, europeo e italiano, la regione Veneto ha intrapreso una sperimentazione che prevede la sospensione dell’obbligo delle vaccinazioni attualmente obbligatorie.
Questa scelta rappresenta uno sforzo per mettere a punto un modello di sanità coerente con il principio di responsabilità individuale ed allo stesso tempo capace di garantire azioni efficaci di contrasto a tutte le malattie, siano esse infettive che cronico degenerative.
Nella Regione Veneto la sperimentazione, lanciata con la legge regionale n.7 del 2007, si basa innanzitutto sulla presenza di elevati livelli di copertura vaccinale (superiore al 90% raccomandato dall’OMS) ed è resa possibile sia dalla presenza di una rete di servizi vaccinali efficienti e capillari, sia da un’anagrafe vaccinale sempre aggiornata che permette il contestuale monitoraggio di chi non ha aderito agli inviti per effettuare la vaccinazione.
In coerenza con le migliori pratiche è stato costituito, per una precisa supervisione, un organismo tecnico consultivo regionale a cui partecipano il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, gli Atenei di Padova e Verona e professionisti dei dipartimenti di prevenzione della Regione Veneto.
La sperimentazione della sospensione si accompagna quindi ad un costante ed approfondito monitoraggio e qualora ci fosse una riduzione del tasso vaccinale è prevista la reversibilità con il ripristino dell’obbligo.
I servizi di prevenzione della Regione Veneto sono quindi stati tutti opportunamente preparati per la gestione di questo cambiamento culturale dalla obbligatorietà alla responsabilità individuale anche per le popolazioni immigrate.
La presenza di frange di popolazione antivaccinazione, che rappresentano un’esigua minoranza della popolazione veneta, era presente già in regime di obbligatorietà , la problematica è seguita e monitorata dai servizi di prevenzione.
Per quanto attiene la vaccinazione degli immigrati, è da rilevare come già l’adesione ai programmi vaccinali, per la parte regolarmente iscritta alle anagrafe comunale, sia nella regione Veneta ottimale, mentre, per la parte di soggetti irregolari ovviamente il problema non è da correlare con l’obbligatorietà ma alla loro raggiungibilità.
Attualmente la Regione Veneto sta inoltre affrontando la gestione del problema dei focolai di meningite batterica, sulla base dei dati epidemiologici presenti nella Regione, non è indicata la necessità di una vaccinazione di massa, ma sicuramente una particolare attenzione al problema. Appare evidente che l’impegno dei servizi vaccinali è orientato, durante l’emergenza, alla chemioprofilassi post-esposizione dei “contatti stretti” ed alla vaccinazione dei gruppi di popolazione a maggior rischio di infezione nelle aree del cluster epidemico. Una successiva azione da intraprendere potrebbe essere rappresentata da un intervento di chiamata attiva di particolari coorti tale da permettere il raggiungimento più rapido di una copertura vaccinale ottimale nei soggetti a più elevato rischio d’infezione (giovani adulti).
Gli operatori dei dipartimenti di prevenzione stanno affrontando tali importanti sfide con grande abnegazione e professionalità. Sono operatori sanitari non alla ribalta, ma sempre in prima linea; ci si accorge di loro solo in circostanze critiche per la salute pubblica quando il ruolo di questi Servizi diventa emergente ed eclatante nella prevenzione delle malattie contagiose. Per loro, una sfida ancora più impegnativa e difficile è quella di controllare le malattie cronico degenerative, quali il cancro e le patologie cardiovascolari; anche per vincere questa sfida, è fondamentale la personale presa di coscienza che la salute dipende anzitutto da scelte individuali .
Termino quindi questo breve intervento per rassicurare la comunità veneta che la tutela dalla salute pubblica viene quotidianamente assicurata da medici , assistenti sanitarie e tecnici della prevenzione di elevata professionalità e competenza, a cui va innanzi tutto il nostro plauso.
A tal proposito il ruolo dei mezzi di comunicazione diventa ogni giorno più importante nel sottolineare e rimarcare la necessità di un’informazione corretta ed equilibrata, e che sostenga con forti messaggi le scelte individuali per la tutela della salute.

Ringraziandola per l’attenzione che ha dedicato a questi temi rilevanti di sanità pubblica.

La saluto cordialmente




Il Presidente SItI Sezione Triveneta
Marcolongo dr. Adriano

Documenti scaricabili

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