31 Gennaio 2008
Categoria: Focus

Ospedale S. Luca di Trecenta, attivati 10 posti letto di Hrsa ospedaliera


Un servizio di ricovero temporaneo destinato a pazienti anziani, fragili e con complesse patologie che, dopo la permanenza in ospedale, necessitano di supporto, riabilitazione e particolare attenzione prima di tornare a casa

L’ospedale San Luca di Trecenta, da alcuni mesi, si è arricchito di un nuovo, importante servizio destinati ai pazienti anziani: è stata attivata una divisione con 10 posti letto destinati ad “ Hrsa”, sigla con la quale si indica una “residenza sanitaria assistenziale intraospedaliera” .
Si tratta di una struttura flessibile, strutturata e organizzata per quei pazienti che, dopo il ricovero, faticano a rientrare nell’ambiente domestico, familiare o aspettano di entrare, per motivi socio-assistenziali , in una strutture territoriali.
L’HRSA rappresenta un nodo fondamentale nella rete dei servizi , una struttura “cerniera” tra ospedale e territorio, che garantisce una forte attenzione ai percorsi di continuità assistenziale.
I pazienti che possono essere curati nella divisione di HRSA presentano condizioni cliniche stabili, ma hanno bisogno di assistenza multi professionale le cui modalità siano condivise con i loro familiari nel successivo momento del reinserimento domiciliare.
Il piano di continuità assistenziale progettato per questi pazienti è caratterizzato dalla valutazione multidisciplinare del caso: il ricovero presso la divisione di HRSA è temporaneo e prevede un’ attenta presa in carico da parte del personale assistenziale dal punto di vista alberghiero, sanitario e riabilitativo, assicurando nel contempo, in stretta collaborazione dell’equipe infermieristica del servizio di assistenza domiciliare l’acquisizione degli ausili necessari.
Il personale stesso garantisce infatti i contatti con la rete dei servizi territoriali assicurando, all’uscita dalla HRSA, l’accompagnamento assistenziale domiciliare in collaborazione con il medico di medicina generale.
Dall’inizio della sua attivazione, lo scorso agosto 2007, sono stati accolti nella divisione 50 pazienti, metà uomini e metà signore, con un’età media di 80.7 che provenivano dalle strutture ospedaliere di Trecenta e Rovigo: il 40 % dei pazienti, una volta dimessi, sono stati inseriti nei vari profili assistenziali dell’assistenza domiciliare integrata. “La dimissione viene concordata con i familiari almeno tre o quattro giorni prima della scadenza del periodo fissato – spiegano i professionisti del dipartimento di continuità assistenziale dell’Azienda Ulss 18 di Rovigo - sulla relazione di dimissione viene esplicitato non solo il percorso assistenziale già condiviso, ma gli ausili e i presidi prescritti durante la degenza sono consegnati al domicilio durante il ricovero. Inoltre , al medico di medicina generale e al servizio di assistenza domiciliare viene inviata via e-mail la relazione di dimissione con il giorno e ora della stessa, per permettere una migliore organizzazione degli accessi e delle visite. Per migliorare la continuità assistenziale dopo otto giorni dalla dimissione viene effettuata da parte del personale infermieristico della divisione HRSA una telefonata ai familiari di riferimento per informarsi sulle condizioni del paziente”
“Una delle sfide odierne della sanità pubblica è assicurare la continuità assistenziale creando percorsi che garantiscano alle persone con malattie complesse, e di lunga durata, una impostazione adeguata nell’assistenza – spiega il dottor Adriano Marcolongo, Direttore Generale dell’Azienda Ulss 18 di Rovigo - Si deve porre al centro del sistema la persona fragile individuando con precocità e tempestività le problematiche che possono insorgere, e assicurando così risposte coerenti ai problemi, alle persone, alle famiglie. Nella logica della continuità assistenziale il passaggio di cura di un paziente “fragile” e multiproblematico dall’ospedale al territorio è la fase più critica in cui si rende necessario intervenire con modelli innovativi per garantire un’assistenza adeguata alla persona e ai suoi familiari, in sintonia con le risorse attivabili nelle rete territoriale”

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