22 Maggio 2013
Categoria: Focus

VIAGGIO NELLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

La vita è un susseguirsi di obiettivi da raggiungere, ma soprattutto di desideri da realizzare. Questi desideri, nella vita di un uomo ed una donna, hanno spesso la forma di una creatura, di un bimbo da crescere insieme. Non sempre però esistono le condizioni naturali perché questo accada. E’ in questo momento che entra in gioco la medicina e, nel particolare, la procreazione medicalmente assistita.
Ancora troppo spesso vista come fantascienza, sul territorio polesano la procreazione assistita si esercita dal 1996, quando ancora le tecniche biomediche erano agli albori. Oggi il reparto di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è un fiore all’occhiello dell’Azienda Ulss 18 e trova la sua sede all’Ospedale di Trecenta. Qui, tre infermiere dedicate al servizio, due medici, biologi ed ostetriche seguono i pazienti fin dal primo contatto telefonico.
Ma qual è l’iter di una coppia che decide di appoggiarsi a questo servizio? Incontriamo la Dottoressa Alessandra Tomasi, ginecologa, androloga ed Alta Professionalità del reparto di Procreazione Assistita: la prima tappa del viaggio passa da qui, con il colloquio con la coppia che incontra effettive difficoltà a concepire. Dopo alcuni esami, si procede con l’inquadramento diagnostico e terapeutico. «Gli scenari possibili sono davvero molteplici, le terapie ed il conseguente successo o meno dell’inseminazione variano a seconda dell’età, della risposta dell’organismo e della qualità degli ovuli» – spiega la dott.ssa Tomasi. Le coppie che hanno i requisiti necessari (sterilità lieve) accedono alla fecondazione assistita di primo livello che, altro non è, che un “aiuto” medico alla parte maschile e femminile ad incontrarsi. Se la prima terapia non dovesse dare risultati positivi, si passa direttamente al secondo livello, riservato a coppie con sterilità più importante. Fanno parte di questo livello le tecniche FIVET e ICSI, a cui ci si sottopone solo attraverso liste di attesa.
Il viaggio prosegue nella settimana dedicata all’inseminazione dove, dopo un trattamento ormonale, le pazienti vengono chiamate in reparto per un ricovero preventivo e l’aspirazione del liquido follicolare, in anestesia totale. Qui entra in gioco la seconda figura fondamentale di questo delicato processo: il biologo che lavora in prima persona sui campioni ottenuti. La Dottoressa Maria Teresa Furin, Dirigente Biologo Resonsabile del Laboratorio di PMA, mostrando le camere biologiche dedicate al trattamento dei gameti, spiega il procedimento tecnico nei particolari. « E’ tutta questione di velocità e precisione nell’esecuzione, occhio clinico e tanta…tanta esperienza » – confessa, con la passione di chi ama il proprio lavoro. Per quanto riguarda il 1°livello, il seme maschile viene purificato, valutato e selezionato e, successivamente, immesso nell’utero della donna con un sondino. Per quanto riguarda l’inseminazione di 2° livello, invece, una volta prelevato il liquido follicolare, il campione viene immediatamente esaminato al microscopio e vengono raccolti gli ovociti. «Del secondo livello fanno parte le tecniche FIVET e ICSI. La prima consiste nel fa incontrare gameti maschili e femminili, lasciandoli al naturale percorso, al caldo di una incubatrice. Icsi significa invece scegliere, attraverso metodologie certificate, lo spermatozoo migliore, ed inserirlo meccanicamente all’interno dell’ovulo…tutto questo lo facciamo con microscopi ed altra strumentazione dedicata, cose che nemmeno immaginavamo quando abbiamo iniziato, nel ’96, in un ambulatorio di Badia Polesine!» – chiosa la Furin. In entrambi i casi, poi, la palla passa nuovamente in mano al ginecologo che, se gli ovuli risultano fecondati, inocula gli stessi all’interno dell’utero della donna. Le operatrici raccontano come il momento sia estremamente umano e veramente emozionante, andando a perdere quella parte asettica e medicale, di cui molte persone sono ancora timorose. «Il tutto avviene in sala operatoria, al buio, con la paziente sveglia, il supporto dell’equipe biomedica e la possibilità di vedere in diretta il momento in cui gli ovuli vengono appoggiati all’interno dell’utero, lì dove avranno la possibilità di attecchire e svilupparsi…una volta in questi momenti mettevamo anche la musica!» – racconta.
PMADopo alcune ore la paziente è libera di tornare a casa e, dopo 12 giorni effettua un test di gravidanza e, all’occorrenza si sottopone nuovamente al processo. Ultima nota del viaggio attraverso la PMA, sono le parole del Dott. Giancarlo Stellin, Primario della SOC di Ostetricia e Ginecologia di Rovigo e Trecenta. Mentre ci mostra orgoglioso gli alloggi della Casa del Parto e la particolarità degli strumenti a disposizione delle gestanti, ci racconta dei successi ottenuti negli ultimi anni, in linea con la letteratura del settore e con le linee guida dettate dal Sistema Sanitario Nazionale. Non solo, La PMA di Trecenta rappresenta un’eccellenza di cui l’Azienda Ulss 18 e tutto il nostro territorio devono andare fieri - « Siamo collocati in un punto strategico, tra le provincie di Ferrara, dove non si esegue la procreazione medicalmente assistita, quella di Padova e di Rovigo, coprendo un bacino di utenza molto vasto. La nostra dimensione, inoltre, è perfetta per la cura delle pazienti: non troppo grande ma all’avanguardia, non troppo piccola ma adatta all’instaurazione di un rapporto diretto ed empatico con le degenti. Non dimentichiamo che questo servizio viene offerto col solo pagamento del ticket, a fronte ad una spesa di svariate migliaia di euro a cui si andrebbe incontro rivolgendosi ai centri privati. La nostra struttura dedicata a mamme e bimbi è stata insignita del prestigiosissimo riconoscimento ministeriale “ tre bollini rosa” per le diverse eccellenze ospitate. Infatti, l’Ospedale San Luca è tra i 17 ospedali pubblici e privati italiani denominati dal Ministero della Salute “Ospedali per la donna” » – conclude.
Quando la natura, a volte avversa, non aiuta a realizzare il sogno della vita, entra in gioco la medicina. I risultati finora sono stati molto positivi, a dimostrarlo anche le centinaia di foto dei bimbi nati negli ultimi anni, correlate da dediche e ringraziamenti dei neo genitori, appese alle pareti del reparto.

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