23 ottobre 2008
Categoria: Comunicati Stampa

Idrocefalo normoteso, la malattia sconosciuta

Spesso confusa con altre forme di demenza, è neurochirurgicamente trattabile

Rovigo – Non è una malattia conosciuta come l’Alzheimer: eppure rappresenta una percentuale variabile tra l’ 1 e il 6% del totale delle demenze diagnosticate negli over 65. È l’idrocefalo normoteso: una patologia ancora largamente sconosciuta, tanto che i suoi sintomi (difficoltà nel camminare, demenza, incontinenza) sono spesso confusi con quelli dell’Alzheimer, del Parkinson o di forme di demenza senile. Con conseguenze gravi: queste malattie risultano infatti a tutt’oggi incurabili, mentre la neurochirurgia offre ai pazienti affetti da idrocefalo normoteso prospettive di piena guarigione che, a fronte di una diagnosi tempestiva, sfiorano la totalità dei casi. E in tempi molto stretti: nella maggior parte dei pazienti, il ritorno ad una condizione di normalità avviene nell’arco delle 24 o 48 ore dall’intervento.
Il reparto di neurochirurgia dell’Azienda Opsdaliera S.M. della Misericordia, da tempo all’avanguardia nella diagnosi e nel trattamento chirurgico della malattia, realizzerà il giorno 23 Ottobre 2008, alle ore 17, presso il’Auditorium dell’Azienda Ospedaliera, un incontro formativo e di aggiornamento rivolto a Medici e Specialisti di vario livello: l’obiettivo è di diffondere conoscenza e sensibilità verso una patologia normalmente trattabile, ma ancora poco conosciuta o nota.
La ricerca di un confronto ampio e costante con tutte le categorie di Medici impegnati sul territorio rappresenta, infatti, un primo strumento fondamentale per indirizzare correttamente il paziente verso un appropriato percorso terapeutico.
Il percorso diagnostico è infatti il momento centrale: una diagnosi errata, che riconduca i sintomi dell’Idrocefalo Normoteso a una forma di demenza o all’Alzheimer e al Parkinson, può infatti significare per il paziente la condanna all’accettazione di una terapia inadeguata e ad una condizione di incurabilità. Viceversa, un percorso che dal Medico di base porti al neurologo, e quindi al neurochirurgo, si traduce nella maggioranza dei casi in un esito positivo.
L’importanza di un corretto approccio diagnostico diventa evidente se si considera che, secondo i più recenti studi epidemiologici sull’argomento, la condizione di “malattia sommersa” che ancora circonda l’idrocefalo normoteso potrebbe aver portato a sottostimare il numero complessivo dei casi.
I tre classici sintomi dell’idrocefalo normoteso sono la difficoltà nella deambulazione, la demenza e l’incontinenza. Dal punto di vista fisiologico, l’idrocefalo normoteso è causato da un eccessivo accumulo di liquido nelle cavità o nei ventricoli del cervello. Tendenzialmente, colpisce persone sopra ai 60 anni di età. In condizioni normali, il fluido cerebrale circola nel cervello, nei ventricoli e nel midollo spinale e assolve una funzione di protezione e nutrimento dell’involucro del cervello. Nel caso del paziente affetto da idrocefalo normoteso il flusso si blocca, finendo per esercitare una pressione sul cervello da cui consegue l’insorgere dei sintomi descritti.
A differenza delle patologie con cui è spesso confuso, l’Idrocefalo normoteso è trattabile con un intervento neurochirurgico di durata mediamente inferiore ai 60 minuti. Grazie all’impianto di una valvola, l’eccesso di liquido nel cervello viene drenato e incanalato verso un’altra parte del corpo, dove può essere assorbito dal flusso sanguigno.

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