11 Aprile 2016
Categoria: Focus

Primavera lungo l’Adige e il Po: salute e gusto nel prato

Erbe spontanee e mangerecce

Lungo l’Adige e il Po, le distese verdi degli argini e delle rive dei fossi nascondono un vero delizioso tesoro a costo zero: le gustosissime erbe spontanee e mangerecce.

Ecco un breve diario per gustarle guadagnando in salute, camminando sotto il sole tiepido di aprile con un sacchetto di tela grezza, una forbice, un piccolo coltello da cucina.

Tarassaco o radicchio selvatico

Il tarassaco ( Taraxacum Officinale ), originario delle regioni asiatiche, dal punto di vista evolutivo è il risultato ibrido di specie diverse che ha conservato nel tempo una composizione genetica mista e una straordinaria capacità di riprodursi. Si impiegano radici e foglie. Le radici si raccolgono da maggio a tutto l'autunno, si puliscono, si spaccano per il lungo, si essiccano al sole e si conservano in scatole di cartone o in sacchetti. Il tempo balsamico di raccolta delle foglie è aprile-maggio. Il tarassaco è ricco di componenti (tarassacina, tarassina, colina, resine, fitosteroli, acido caffeico, acido oleico, acido palmitico, vitamina A, vitamine del gruppo B e C, vitamina D, vitamina PP, sali minerali) e la sua azione più importante è di stimolare la secrezione biliare favorendo così l'attività del fegato; inoltre ha azione diuretica, lassativa, ipocolesterolemica e, recentemente osservata, blandamente ipoglicemizzante e cardiocinetica. Si mangia crudo in insalata lessato e usato per frittate, risotti, torte salate.

Portulaca detta anche “Erbe porcellana”

Le foglie di portulaca sono ricche di acidi grassi omega 3 e consumate crude all’insalata esplicano un’azione cardiotonica; inoltre per l’alto contenuto di vitamine in particolare la vitamina C e di sali minerali è indicata negli stati di denutrizione. Le foglie carnose e succulente consumate crude all’insalata o cotte svolgono azione rinfrescante e depurativa.

Ortica

Ortica ( Urtica Dioica ), dal latino “urere “ ovvero bruciare, per il bruciore causato dal contatto cutaneo con le foglie della pianta; Dioica per la caratteristica della pianta di avere gli organi maschili e femminili in individui diversi: in altre parole abbiamo piante maschili e piante femminili. Fiorisce da maggio a novembre. Già Galeno ci parla dell'ortica come pianta utile contro il catarro bronchiale e le ulcere cutanee; il seme inoltre era ritenuto un afrodisiaco. In medicina popolare l'infuso di foglie era bevuto contro la gotta e l'artrite ma anche curativo per l'influenza e le emorroidi. Ancora oggi, anche se meno di un tempo, l'ortica viene utilizzata come alimento. Il primo accorgimento usandole in cucina è di utilizzare solo le "cimette" di piantine giovani: sono le più tenere e saporite, ottime lessate Il secondo trucco è passarle passate un minuto in acqua bollente: in questo modo si perde il potere urticante. Poi, come il tarassaco, sono ottime usate in frittata, per risotti, gnocchi, pesto, nelle insalate miste. Dal punto di vista fitoterapico-nutraceutico importanti proprietà dell'ortica scientificamente dimostrate sono soprattutto le seguenti: emostatica, diuretica, antiseborroica-antiforfora, antiiperplasia prostatica, remineralizzante, antireumatica, antilitiasi renale. Questi effetti sono ascrivibili agli innumerevoli componenti della pianta: flavonoidi, glucosidi, vari acidi (soprattutto quelli coinvolti nel ciclo di Krebs ma anche salicilico, clorogenico ), numerose vitamine (A, C, K , B2 , Folati ,Ac. Pantotenico), leucotrieni, oligoelementi, clorofilla ( è la pianta più ricca in clorofilla dell'intera flora italiana ).

Bruscandoli

I bruscandoli sono i germogli del luppolo selvatico (humulus lupulus L.), spesso conosciuti con il nome di asparagina selvatica perchè assomigliano ad asparagi selvatici. Il loro nome deriva dal latino “humus“, terra, per i fusti striscianti qualora non trovino un sostegno intorno al quale avvolgersi; lupulus dal latino “lupus“, nome che Plinio designava come erba infestante. Fiorisce da maggio ad agosto. Già Plinio appunto ci parla della “cervesia“, una bevanda fabbricata con cereali e profumata con l'aroma di luppolo, inizialmente un'alternativa povera del vino ma in seguito divenuta popolarissima soprattutto fra le popolazioni nordiche , divenendo la birra moderna. Intorno all'VIII secolo il luppolo fu intensamente coltivato presso i monasteri per la sua fama di “anafrodisiaco“ capace cioè d'indurre resistenza ai “piaceri della carne “. Nel XIX secolo se ne confezionavano cuscini contro l'insonnia, considerandolo un narcotico. Il luppolo è tra le poche piante selvatiche ancora oggi discretamente consumate come alimento. Del luppolo si impiegano le infiorescenze femminili, denominate “coni“ ( i bruscandoli ) che si raccolgono da agosto ad ottobre , quando presentano un colore fra il verde giallastro ed il rossiccio. La raccolta deve essere fatta quando la rugiada è scomparsa, si essiccano in locali arieggiati lontano dai raggi solari diretti e si conservano in scatole metalliche o di cartone perfettamente chiuse. Il luppolo contiene principalmente terpenoidi amari e flavonoidi e gli si attribuiscono proprietà amaro toniche, digestive, calmanti , estrogenizzanti, blandamente sonnifere ed antibiotiche-antimicotiche. I bruscandoli hanno anche proprietà rinfrescanti, diuretiche e lassative. Combattono la cellulite, purché cucinati con pochi grassi. Sono molto usati per straordinari risotti.

 

 

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